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Les Choristes

Il film consente e provoca la riflessione sul tema fondamentale del vincere o del perdere nella vita: cosa significa essere un perdente? Cos’è il successo nella vita? Quante volte ci si può rialzare e ricominciare?
E ancora: coltivare il proprio sogno è solo una illusione?
E quanto conta il dono di noi stessi per poter trovare una mozione all’azione potente e invincibile?
Ciascuno di noi ha riconosciuto a un certo punto nella vita una chiamata, la chiamata alla pienezza, cioè a una vita davvero degna di essere vissuta.

Questa chiamata si configura mai come una certezza, o una garanzia inconfutabile, ma sempre come una promessa, come una promessa di bene, una promessa che potremmo chiamare il nostro “sogno”. Per Mathieu il sogno è comporre ed eseguire musica. Il suo sogno è l’arte, un sogno che pare rinnegato per sempre al fondo dello stagno, nome emblematico del riformatorio, che indica il vicolo senza uscita che la vita pare indicarci quando i sogni e i desideri profondi si pietrificano in un quotidiano agghiacciante e opprimente, senza speranza. La sensazione di fallimento di Mathieu è legata alla rinuncia al suo sogno, al suo progetto esistenziale, che è racchiuso nella sua cartellina di cuoio: comporre musica.

Che differenza esiste tra sogno (inteso come progetto di vita) e illusione? L’illusione non richiede alcun coinvolgimento, non prevede attenzione al reale, non esige la conoscenza di noi stessi né degli altri; il sogno è la trasfigurazione del nostro cuore e della nostra vita nel segno di un desiderio che ci unifica e dà senso ai nostri giorni. L’illusione è consumata nel segreto dell’immaginazione, il sogno proviene quasi sempre dalla voce di un altro.
È significativo che, come ne “Il discorso del re”, anche in questo secondo film del nostro breve percorso, sia la voce d’altri a guidare alla pienezza della vita, è la voce d’altri a rendere più sicura la nostra parola che interpreta e verbalizzando mette a fuoco i desideri profondi e la più intima essenza di noi stessi.

Infatti saranno proprio i ragazzi, sorpresi a cantare nel dormitorio, a ricordargli quanto la musica sia importante. Mathieu ritornerà così a comporre, a dirigere la sua musica e a far crescere il piccolo coro, fornendo ai ragazzi per la prima volta uno strumento ed uno stimolo non solo per migliorare se stessi, ma anche per rappresentare in modo diverso l’ambiente circostante. Il sogno realizzato di una vita, la pienezza raggiunta, immediatamente si riflette sull’ambiente circostante, divenendo stimolo, accompagnamento efficace, vera capacità pedagogica. Perché educare vuol dire testimoniare la fedeltà al proprio progetto di vita, alla propria pienezza.

Mathieu darà a ciascuno un ruolo, anche al ragazzo più stonato, nominato ufficialmente “leggio” del coro, trasmettendo così il valore che ciascuno abbia il proprio posto e che il proprio contributo sia importante per la realizzazione finale; scoprirà infine un talento eccezionale e fino ad allora sconosciuto. Alla fine, riuscirà a realizzare un p e r c o r s o personale, dalla sensazione di fallimento alla realizzazione di un sogno, definendo un nuovo clima e nuove modalità relazionali tra i ragazzi ed il corpo docente, ed anche all’interno dei rispettivi gruppi.



Aggiunte:  Gioved, 16 Aprile 2015

  



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