. .
Benvenuto

Anche libero va bene

Regia di Kim Rossi Stuart
Nastro D'argento e David di Donatello 2007 a Kim Rossi Stuart come miglior regista esordiente.

Storia di un ragazzino, Tommaso (il bravissimo Alessandro Morace alla prima apparizione sullo schermo), e della sua famiglia difficile. La madre (Barbora Bobulova) va e viene di casa, lacerata tra l'amore per i figli e il desiderio di fuga, il padre (lo stesso Kim) ha grossi problemi economici e improvvisi scoppi d'ira e la sorella adolescente è in piena esplosione ormonale e non fa che stuzzicarlo.

"Potremmo dire che questo film è la storia d'amore tra un uomo e suo figlio o la storia di due uomini innamorati della stessa donna - dice Kim Rossi Stuart - Ho cercato di rendere questi genitori persone attuali con problematiche reali, non volevo dei "cattivi genitori". Ho cercato di seguirli e amarli: Stefania non è solo una casalinga annoiata preda di improvvise scappatelle, ma una donna con profonde nevrosi e Renato ha molte debolezze: il classico meccanismo di proiezione dei propri desideri sul figlio, ma è anche capace di grande tenerezza. Non mi sento però di dire che l'infanzia di Tommaso sia infelice; è dura, complicata ma non credo che abbia un modello educativo completamente negativo''.
''Non so perché ho scelto il tema dell'infanzia come primo tema da affrontare da regista - ha proseguito l'attore - Forse essendo io un bambino-regista ho scelto di fare le cose con ordine. Ho aspetttato tanti anni prima di fare questo film, nel frattempo ho fatto incontri con tanti registi da cui ho imparato molte cose. Mi ero ripromesso di fare un'esperienza di regia pura, ma all'ultimo momento l'attore che doveva interpretare Renato si è dissolto per cui non ci sono state alternative. Ho fatto un triplo salto mortale che mi ha dato coraggio''.

Due parole Kim Rossi Stuart le dice anche sulla bestemmia contenuta nel film in una delle scene psicologicamente più forti: ''Sicuramente non è stata una scelta provocatoria. La bestemmia di Renato è l'urlo di dolore di un uomo sull'orlo di un baratro. Quando perde fiducia, che è sinonimo di fede, nella vita, allora cresce dentro di lui questo grido di dolore''.

Chiara Ugolini

— Kim, come mai per il tuo esordio dietro la macchina da presa hai deciso di affrontare il tema dell'infanzia?
— Kim Rossi Stuart: Esattamente non lo so, forse perché, essendo io un bambino dal punto di vista registico, ho voluto parlare di un bambino vero. Fondamentalmente, perché credo che l'infanzia sia un momento della vita che ti rimane sempre e di cui, quindi, torni sempre a parlare.

—Quale vuole essere il senso del film?
— Kim Rossi Stuart: Potrei definire il mio film una storia d'amore tra padre e figlio, oppure quella di due uomini innamorati della stessa donna. Diciamo che la tesi finale potrebbe voler comunicare che noi adulti commettiamo spesso errori più grandi rispetto a quelli che fanno i piccoli.

— Come è caduta la scelta sul piccolo Alessandro Morace?
— Kim Rossi Stuart: Il personaggio di Tommaso è sicuramente frutto della personalità di Alessandro, il bambino che ho trovato dopo tante ricerche effettuate in scuole, piscine e scuole di calcio. L'ho trovato in una scuola a Ponte Lanciani e nella sua normalità mi sembrava che potesse avere delle cose nascoste. Gli elettricisti lo hanno cominciato a chiamare Robert De Niro perché era sorprendente (ride).

— Oltre ad essere un film sui bambini, Anche libero va bene sembra essere un grande film sugli adulti persi dietro i propri guai…
— Kim Rossi Stuart: Sono contento che quelli che abbiamo cercato di costruire siano venuti fuori come dei genitori con tematiche attuali, però ho anche cercato di descrivere le loro personalità così problematiche, non definibili del tutto negative. Per esempio, la madre l'ho sempre pensata come una donna afflitta da nevrosi e problemi profondi, la quale, raggiunto il baratro, non trova altro da fare che scappare da sé stessa; quindi, non un personaggio superficiale come sembra. Renato, invece, è oppressivo con i figli, ma ho cercato anche di dargli un lato solare. Possiamo dire che quella vissuta da Tommaso sia un'infanzia dura, ma non infelice, all'interno di una famiglia che naviga nelle difficoltà.

— Quanto ha influito su questo film la tua esperienza in Le chiavi di casa? E hai mai visto Il ladro di bambini?
— Kim Rossi Stuart: In realtà buona parte della sceneggiatura era già scritta prima di iniziare le riprese con Amelio; diciamo che ho accettato anche per "spiare" la storia di Andrea, ma il nostro modo di lavorare è stato molto diverso. Ringrazio il giorno che ho incontrato Alessandro perché è stato per me un incontro molto fortunato. Per quanto riguarda Il ladro di bambini, è uno dei film che mi ha colpito di più.

Come sei riuscito ad evitare i cliché?
Kim Rossi Stuart: Ho cercato di volare alto, mi sono posto obiettivi anche ambiziosi, tra cui quello di fare un film originale. Quindi, ho tentato di fare personaggi veri, lontani dai cliché. Renato è un uomo che ha un concetto di sé ai limiti del macho, il contrario del personaggio de Le chiavi di casa.

— Nel film c'è una bestemmia…
— Kim Rossi Stuart: Sì, fa parte del personaggio di Renato, non è provocatoria, ma profondamente cristiana. Fa parte del suo percorso, nel momento in cui perde la fiducia in sé stesso e nella vita, perché fiducia è in fondo sinonimo di fede. E' un grido di dolore che fa male ed è funzionale al momento in cui il bambino torna dal padre.

— Come mai per la colonna sonora hai scelto Banda Osiris?
— Kim Rossi Stuart: Inizialmente ho sempre pensato ad un film senza musiche, poi ad un qualcosa che andasse un po' in contrapposizione all'andamento drammatico della vicenda. Quindi ho scelto Banda Osiris perché li ritenevo funzionali ad accompagnare i momenti allegri e ludici dell'infanzia.

— Facendo un bilanciamento su questa esperienza, trovi più congeniale l'esprimersi dietro o davanti la macchina da presa?
— Kim Rossi Stuart: Da giovanissimo, a vent'anni, mi presentai dal mio agente con una sceneggiatura; quindi, ho dovuto aspettare tantissimo prima di passare dietro la macchina da presa, però sono stato molto fortunato, in quanto ho lavorato con tanti diversi registi. Sono due cose lontane: l'attore implica una mimesi, mentre la regia permette di metterti più a nudo.

— Hai un altro progetto da regista per il futuro?
— Kim Rossi Stuart: No, non ne ho.


Aggiunte:  Marted, 02 Gennaio 2007

  



.

Languages

Englishitaliano

CHI SIAMO

Video - Chi siamo

EVENTI

PERCORSI DI FEDE


UNO SI CHIEDE: PERCHÉ?

Percorsi di fede a fumetti

Fumetto

Fumetto

NEWSLETTER

Per essere aggiornato sulle nostre attività e conoscere sempre meglio Gesù Cristo.

ISCRIVITI QUI

SITI AMICI

.




Questo sito è stato creato con MaxDev