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La Masseria delle Allodole

Regia di Paolo e Vittorio Taviani
Presentato come evento speciale al 57mo Festival di Berlino (2007).

Storia di una famiglia che vive in Armenia e che in attesa dell'arrivo di parenti che si sono trasferiti in Italia restaurano una masseria per accoglierli. Ma la guerra farà si che l'incontro con questi familiari italiani non avverrà mai. Questi parenti si saprà che sono stati coinvolti nell'orrendo genocidio armeno da parte turca avvenuto durante la prima guerra mondiale. Ispirato al romanzo omonimo di Antonia Arslan.
Ci volevano gli impegnati fratelli Taviani per realizzare il primo film che affrontasse in maniera diretta e alla portata di tutti una tragedia a lungo rimossa e dimenticata come quella del genocidio di un milione e mezzo di armeni da parte dei turchi durante la prima guerra mondiale. Il racconto non si tira indietro di fronte all'orrore dell'eccidio e, anche se latita la poesia delle prime opere dei due registi, la pellicola si fa apprezzare per barlumi di forza evocativa.

Liberamente ispirato al romanzo "La masseria delle allodole" di Antonia Arslan, il film dei Taviani, come spesso avviene nel loro cinema, parla di vicende storiche seguendo le sorti di alcuni personaggi appartenenti a un nucleo familiare. In questo caso si racconta dei fratelli armeni Avakian, il minore dei quali, Aram, è rimasto in patria, mentre l'altro, Assadour, è emigrato in Italia per studiare medicina a Venezia. Nel 1915 i due progettano di ritrovarsi nella terra delle loro origini e per l'occasione Aram fa restaurare la "masseria delle allodole", la villa di campagna, che loro padre ha lasciato in eredità ad Assadour. Ma il genocidio perpetrato dai turchi sul popolo armeno colpirà la famiglia di Aram, con i maschi, bambini compresi, che sono uccisi all'istante e le donne che vengono deportate e sottoposte a torture atroci. Il loro incontro non potrà così avere luogo.

Da una decina d'anni assenti dal grande schermo, i fratelli Taviani ritornano con un'opera fluida e dal sapore classico, che per un eccesso di linearità e di semplificazioni e per un ritmo da feuilleton finisce con l'assomigliare a un prodotto televisivo, seppur di alto artigianato. Si sono come persi il respiro, le valenze metaforiche e la dolorosa vena di un tempo, mentre è immutata l'attenzione ai singoli personaggi. Il film alterna a una prima parte di relativa quiete con felici notazioni sugli affetti e la serenità della vita domestica una seconda decisamente più mossa e drammatica, con l'irrompere della tragedia e scene crudamente realistiche. È qui che si fanno largo momenti icastici, di grande intuizione figurativa, destinati a lasciare il segno. Il cast internazionale, molto eterogeneo, fa il suo lavoro in maniera corretta ma non memorabile. Le interpretazioni più sentite appaiono quelle di Mariano Rigillo, André Dussollier e Angela Molina.

L'impegno civile di quest'opera solida e interessante dei fratelli Taviani è fuori discussione: è importante non far dimenticare l'immane tragedia che ha toccato il popolo armeno. Forse però un'ombra di manierismo e gli intenti didascalici hanno il sopravvento e quello che manca all'opera è pura, sincera passione: il coinvolgimento emotivo un po' ne risente.

(Michele Ossani - Il Sole 24 Ore)


Aggiunte:  Gioved, 14 Giugno 2007

  



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