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Martini "politico"

La vita cristiana è partecipazione all'incontro di Cristo con il mondo». Chi scriveva questa frase lapidaria non era un sognatore a tavolino che viveva in un contesto sociale idilliaco, ma un teologo «confessante» nella Germania nazista, che sarebbe finito imprigionato e poi impiccato per essersi sporcato le mani nel complotto contro Hitler.

La chiarezza cristallina di questa affermazione di Bonhoeffer — che colloca il vissuto, la testimonianza cristiana nella sua dimensione di mediazione e intercessione tra il mondo e Gesù Cristo — è quanto mai preziosa anche oggi, in un contesto certo profondamente diverso e meno drammatico di quello europeo della seconda metà degli anni trenta, ma pur sempre attraversato dalla tensione tra il «già» e il «non ancora», tra l'essere «nel» mondo e il non essere «del» mondo, tra città degli uomini e «città di Dio».

Rendere conto della speranza che abita il proprio cuore e farlo in una società plurale, accettando il dialogo, il confronto, l'assunzione dell'altro nel proprio orizzonte di pensiero è impegno quotidiano cui il cristiano non può sottrarsi, è anzi opportunità unica, «luogo» privilegiato dell'annuncio del vangelo. Per riflettere su questo che è al contempo spazio vitale e ambito teologico, vale la pena ripercorrere le pagine che Giovanni Bianchi dedica a Martini "politico" e la laicità dei cristiani (San Paolo, pp. 132, € 12).

Con la sua esperienza di presidente nazionale delle ACLI divenuto poi deputato per dodici anni, Bianchi estrae da quella che lui chiama la «miniera» Martini una serie di preziose indicazioni sul comportamento del cristiano nella polis. Si ritrova così il senso forte della dimensione «politica» della vita sociale e della testimonianza cristiana, in un contesto che ha sempre più bisogno di orientamenti etici che possano essere condivisi e non imposti.

Il libro ha il merito di mostrare il pensiero e l'agire pastorale del cardinal Martini inserendolo nella grande tradizione del cattolicesimo sociale e dell'aggiornamento conciliare: ancora una volta, come amava ripetere papa Giovanni, si può cogliere come non sia il vangelo a essere cambiato, bensì la nostra comprensione ad essersi accresciuta. Non si tratta allora di scegliere tra «principio identitario e principio solidale», ma di coglierne l'intima unità e, a partire da lì, operare una sintesi matura e sempre in divenire.

Confrontarsi con le sfide del proprio tempo, partendo dal volto e dai bisogni concreti dei propri fratelli e sorelle in umanità, non significa infatti dimissione dalla propria identità cristiana, ma anzi sua piena assunzione: significa vivere la propria fede nello spazio del mistero dell'incarnazione, dell'umanizzazione vissuta da Gesù, perché proprio dall'evento fondante il cristianesimo sgorga la consapevolezza che nulla di ciò che è umano è estraneo al cristiano.

Enzo Bianchi, Tuttolibri 1 dicembre 2007


Aggiunte:  Venerd, 25 Gennaio 2008

  



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