«Sia il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal maligno». (Vangelo Mt 5,37) A Verona il 22 gennaio 2010 erano presenti mille persone in una sala pubblica e almeno cinquecento all’esterno, per sentire il vescovo Giuseppe Zenti e l’astrofisica atea Margherita Hack impegnati in un duello su un tema non proprio da niente: esiste Dio?… Il timore era che la temperatura salisse come ai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini. Invece, proprio sotto gli occhi della professoressa Hack, che ai miracoli non crede, è avvenuto un miracolo. Rispetto reciproco, toni garbati, accettazione da parte del pubblico dell'invito a non interrompere con applausi o contestazioni. Solo alla fine c'è stato un lungo, quasi interminabile applauso a entrambi i «contendenti», un applauso la cui intensità è sembrata significare un «grazie per averci parlato di questi temi». Naturalmente nessuno dei due ha cambiato idea… Margherita Hack si è ben guardata dall’affermare che uno scienziato non può credere in Dio, e che c’è contrasto tra scienza e fede… «… Anch’io sono meravigliato che da una zuppa primordiale di particelle elementari si sia sviluppata una vita così complessa. Ma mi accontento di piegarlo con la materia. Sono atea, ma ammetto che anche il mio ateismo è una fede non dimostrabile». Monsignor Zenti ha replicato che «la materia non spiega tutto, basta osservare l’uomo, le cui attività sono in gran parte immateriali: il pensiero, le emozioni, i sentimenti». E ha spiegato che la sua fede deriva da un’esperienza.
Tratto da La Stampa, 22 gennaio 2010. |